CONOSCERE L’ALBANIA FA BENE AGLI ITALIANI

Visitando il Centro Agimi Eurogiovani a Maglie, parlando con don Giuseppe Colavero e conoscendo il prof. Antonio Pacciolla che è il coordinatore del Progetto ILIR – sull’alfabetizzazione Braille e la socializzazione dei bambini ciechi di Valona e Distretto, è nata in me e in mia sorella la voglia di combattere i pregiudizi che avevamo nei confronti del popolo albanese, e solo andando in quella terra avremmo potuto farlo. Il nostro compito in Albania sarebbe stato quello di monitorare il territorio di Valona e contattare, quindi, le famiglie dei bambini non-vedenti che avrebbero frequentato a settembre la scuola AGIMI ILIR.
Il progetto ha un alto valore didattico, culturale e sociale, visto che aiuta questi ragazzi a non sentirsi emarginati nella società, ad avere una luce diversa nei loro occhi fatta di speranze per un futuro migliore. Il cammino è ancora lento e difficile, le difficoltà oggettive sono tante, ma grazie all’impegno in Italia di Agimi con i suoi collaboratori, ed in Albania di personale (insegnanti ed ausiliari) amorevole, coscienzioso, preparato, si riuscirà a realizzare questo sogno tenuto per molto tempo nel cassetto. Tutto dipende da loro. E’ una grande responsabilità.
Fare le volontarie in questa parte del mondo ci ha permesso di conoscere la realtà albanese nelle città e nelle zone periferiche di grande disagio sociale, ci ha permesso di entrare in contatto con la popolazione locale, ed avere con loro uno scambio specie sul problema della cecità.
Visitare a fondo questo paese è difficile, visto che si devono percorrere km di strade montane, strette, senza protezione laterale, affrontare ponti traballanti. Però ne vale la pena perché il paesaggio è di un’ineguagliabile bellezza, ricco di pianure verdi a tratti incolte, colline scarnificate dalle frane, fiumi e torrenti che solcano gole profonde dalle quali si accede a valli di improvvisa bellezza, cime fitte di abeti. Insomma è un salto a ritroso nel tempo. I campi sono abbandonati in vaste aree, pieni appunto di una natura selvaggia e rigogliosa, ma nello stesso tempo sono presenti discariche abusive e costruzioni di diversa forma e stile, senza alcuna regola, ma accomunate da una stessa caratteristica: nessuna è finita. La casa, a quanto si capisce, è un bene primario irrinunciabile. Nei campi la grassa terra fa intuire la loro potenzialità produttiva, ma sono lasciati al pascolo di mucche, pecore e capre tra bunker di cemento disposti a caso, un costante campanello che ricorda il passato recente. Lungo le strade di collegamento tra città e villaggi, si vende miele, prodotto nelle arnie visibili sui cigli, tè, frutta e carne. Il nostro viaggio, infatti, ha toccato diversi villaggi senza tempo, dal sapore antico come Orikum, Fier, Mekat, Dhermi, ecc. Qui nulla sembra essere definito e la difficoltà della vita quotidiana è maggiormente visibile. In tutta questa povertà il sorriso delle famiglie che abbiamo visitato, l’ospitalità nelle loro ordinate e pulite dimore e la loro dignità come esseri figli di un unico “Dio”, chiamato con nomi diversi, regna sovrana. Nella nostra idea di opulenza, piena di povertà nuove, si dimenticano le antiche che qui si ritrovano. Ora capiamo i loro drammi celati con tanta dignità e pudore.
E che dire, poi, delle bellissime spiagge sassose, deserte ed incontaminate, con acque cristalline e servizi igienici minimi. E’ semplice qui trasalire al raglio di un asino a pochi metri, imbattersi verso sera, nelle strade senza luci, in greggi di capre che rincasano senza fretta. Di giorno, via via che osserviamo le persone, il nostro atteggiamento difensivo comincia ad attenuarsi: osserviamo le persone sulla spiaggia, i ragazzi, le donne, peraltro molto belle, le mamme, i bambini. Tutto ci sembra familiare. Questo viaggio ci ha fatto veramente bene, ci ha sollevato molti dubbi, ma ci ha dato anche certezze.
L’Albania è un paese piccolo che sta trovando una sua nuova via, e come tutti gli adolescenti in crescita è pieno di contraddizioni ed ha bisogno di essere seguito nel suo sviluppo, anche se alle spalle ha secoli di tradizioni fortissime. E’ una nazione che sta lottando con le unghie ed i denti per uscire dal sottosviluppo, dal degrado, dalle umiliazioni che la storia gli ha inflitto. Quindi corrente elettrica e acqua alterna, ma fervono i lavori di potenziamento della rete.
Io e mia sorella abbiamo capito che fino ad ora abbiamo vissuto solo di pregiudizi. Riusciranno mai gli albanesi a perdonarci?


Umberta e Sandra Leo

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